ADDIO A PIERO TERRACINA, UNO DEGLI ULTIMI SOPRAVVISSUTI DELLA SHOAH

Ieri abbiamo appreso, con dolore e con quel senso di vuoto che annulla ogni pensiero, della morte di Piero Terracina. Sconosciuto a molti, tra quelli che non si interessarono di fare la sua conoscenza per disinteresse ad un passato ritenuto inutile e poco educativo, è stato, al contrario, testimone e monito per chi , quel passato, ha voluto conoscerlo per non riesumarlo! “La memoria-ebbe a dire Pietro Terracina-è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro” . Per questo, pensiamo che bisogna conoscere il passato, in particolar modo-crediamo-quando esso è stato orribile, perché il male, più del bene, può tornare e contaminare il futuro, passando per un presente omertoso se non negazionista. Di Pietro Terracina, che aveva dimenticato il nome ed era  un numero, quel numero orribile sull’avambraccio destro, quel A5506, serve  ricordare riflessioni tristi, suffragate da visioni di nubi nere all’orizzonte! Importa tenere a mente il suo dolore, la sua inquietudine nel vedere il ritorno di segnali pericolosi, sulla scia nera di un passato orribile. Serve riflettere su quello che lui, come il suo grande amico Sami Modiano, fratello putativo e per scelta, e la più famosa Liliana Segre, hanno da tempo visto, in maniera nitida e senza fatui paraventi pseudo democratici, ossia il ritorno di un clima di odio, misto a imbecillità nata dall’ignoranza e dall’illusione di millantate superiorità! Il male ha tante facce e nessuna è bella! I periodi bui della storia, dovuti a vacanze più o meno prolungate della ragione, son sempre in agguato, trainati dal più fatuo e becero sovranismo, dall’illusione, fatale e letale, dell’uomo forte e solo al comando, dell’autoritarismo che porta con sé i più tremendi -ismi che sono iato nella civile e sana convivenza. I periodi bui della storia sono sempre in agguato, quando un popolo perde l’uso della ragione e colora di nebbia la coscienza, sdoganando cattiveria, sopraffazione, volgarità, uso del sopruso, e apre la via all’angheria! Ed è allora che bisogna, più che mai, portare tra le dita e sul cuore, la nostra Carta Costituzionale, che è vita ed è amore! Ed è allora che bisogna, davvero, tenere alta la guardia, più che mai e lottare, perché ogni tragica riesumazione non abbia a ritornare. Ed è allora che l’uomo, il cittadino, il patriota riprende a combattere e a vivere ogni giorno come fosse, sempre, liberazione! Perché, come ebbe a dire Gian Carlo Pajetta, “noi, con i fascisti, abbiamo finito di parlare il 25 aprile 1945!

Gemma De Chirico

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